Picco

Quanto manca alla fine del petrolio? quanto ne rimane? Che significato ha la curva di consumo del petrolio (Picco di Hubbert)? Innanzitutto, chi è Hubbert e cos’è il picco di Hubbert?

Marion King Hubber fu un geofisico americano che nel 1956 si propose di stabilire, proprio tramite quella che divenne la “Teoria del Picco”, la data di produzione massima della risorsa estratta in un dato giacimento minerario. Si badi, si Hubbert si riferì ad un giacimento minerario in genere, non necessariamente al petrolio.

In base alla teoria del picco, il geofisico stabilì proprio nel 1956 che gli Stati Uniti avrebbero raggiunto il picco di produzione agli inizi degli anni ’70. Dopo un iniziale scetticismo, Hubbert divenne il geofisico più famoso al mondo, in considerazione del fatto che proprio in quegli anni negli USA si raggiunse il picco.

Secondo la teoria del picco, nella storia estrattiva di un giacimento minerario si distinguono 4 fasi:

1.    espansione rapida – è il momento in cui la risorsa è abbondante e gli investimenti per l’estrazione sono limitati

2.    inizio dell’esaurimento – la produzione continua a crescere, ma non più in modo esponenziale come nella fase precedente. Le risorse “facili” sono terminate

3.    picco e declino – i costi per l’estrazioni diventano troppo elevati; il gioco non vale più la candela. E’ in questa terza fase che la produzione raggiunge il massimo (il picco di Hubbert) e poi comincia a calare.

4.    declino finale – non si fanno più investimenti significativi. La produzione continua, ma il declino procede fino alla cessazione

Dopo le crisi petrolifere degli anni ’70 il mondo ha perso d’interesse riguardo alle questioni petrolifere, il picco non sembrava più essere un problema e l’economia mondiale ha vissuto una fase di espansione molto forte. Proprio questa espansione e il coinvolgimento nel capitalismo di Paesi dalle grandi potenzialità economiche, hanno riproposto nel corso dei primi anni del nuovo millennio la questione del picco e della fine del petrolio a livello mondiale.

Il prezzo del petrolio, anche a causa di tensioni geopolitiche persistenti (terrorismo internazionale, USA – Iran, tra le altre), è giunto a toccare l’11 luglio del 2008 il massimo storico di circa 147 dollari. Più precisamente, il future sul Light Crude ha raggiunto al NYMEX i $147,27 al barile mentre il future sul Brent ha segnato $147,50 al barile.

Definire il picco della produzione mondiale del petrolio è molto complicato a causa della grande incertezza sulle riserve petrolifere di molti Paesi, in particolare quelli mediorientali.  Ad ogni modo, la maggior parte delle analisi fa cadere il picco di Hubbert mondiale nel secondo decennio del XXI secolo o, più precisamente, tra il 2006 e il 2020, tenuto conto anche di eventuali crisi economiche (come quella del 2009-2010) che potrebbero temporaneamente limitare i consumi di petrolio.

Molti pensano quindi che il “peak oil” sia già stato raggiunto; impossibile dire se abbiano ragione, di certo non hanno sbagliato di molto. Ma attenzione, il raggiungimento del picco non significa l’esaurimento del petrolio. Significa semplicemente che la disponibilità di greggio sarà un po’ meno, e poi ancora un po’ meno fino all’esaurimento così via.

Di petrolio ne abbiamo comunque in abbondanza. Forse potrebbe bastare ancora per qualche generazione ma sarà sempre più difficile estrarlo. Si sta trivellando il trivellabile, il mare (Louisiana 2010..), nelle zone artiche, o nei giacimenti esistenti, ma sempre più in profondità con costi sempre più elevati. E se aumenteranno i costi aumenterà il prezzo, anche perchè la domanda non è destinata a diminuire, almeno nel breve, a causa della forte industrializzazione di molti paesi emergenti (ad esempio BRIC, ma non solo.